27 Gennaio 2021

Non è tutto oro quello nero che brucia. La Maxicedola è servita su un piatto d’argento

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Il rally del petrolio non frena la sua corsa e a fargli compagnia è una Maxicedola condizionata del 9,6% prevista al 18 febbraio. Il Cash Collect emesso da UniCredit, Isin DE000HV4J3R0, punta su Eni, Saipem e Tenaris e staccherà il maxicedolone se i tre titoli non perderanno più del 30% dai livelli iniziali (barriera al 70%)...

 

Comunicazione di marketing

Il temuto ritorno del Covid-19 in Cina minaccia il paese del dragone contagiando i consumi e la domanda di vacanze per il Capodanno lunare.

La preoccupazione per i nuovi blocchi causati dell’impennata globale dei contagi, si ripercuote così anche sulla domanda di carburante in Cina, il principale importatore mondiale di greggio.

Come per altri segmenti particolarmente colpiti da virus e lockdown, anche i prodotti petroliferi hanno confermato l’impatto dell’effetto pandemia. Sebbene la potenza asiatica sia stata anche l’unica grande economia al mondo a evitare una contrazione al 2020, le limitazioni stanziate dai Governi, a contrasto della diffusione del virus, hanno inevitabilmente impattato sui consumi al 2020 e, come si prospetta, incideranno anche sul nuovo anno.

Focalizzandoci sul lato dell’offerta di settore, l’American Petroleum Institute ha affermato che le scorte di greggio statunitensi, a metà gennaio, sono aumentate di 2,56 milioni di barili, così come le scorte di benzina e distillati.

Se infatti il prezzo del petrolio è aumentato di quasi il 50% dalla fine di ottobre, il rally di oro nero ha iniziato a vacillare a causa delle preoccupazioni legate alla effettiva possibilità di una ripresa reale della domanda globale di carburante. La stessa Organizzazione mondiale della sanità ha affermato che la copertura del vaccino non apporterà un taglio netto alla trasmissione del virus, o quantomeno non lo farà nel corso dei prossimi 12 mesi. Il ritorno alla vita pre Covid dovrà perciò aspettare.

Nel momento in cui scriviamo, il petrolio Usa viene scambiato attorno ai 53 dollari al barile, il Brent a 55,8 usd. Nonostante le prospettive incerte di consumo a breve termine, il greggio è ancora scambiato vicino al livello più alti da quasi un anno. Vi è stata una spinta al consumo di energia dovuta alle rigide temperature invernali, mentre i tagli unilaterali alla produzione dell’Arabia Saudita e la debolezza del dollaro hanno sostenuto il mercato. Ci sono inoltre aree del mondo in cui la domanda di petrolio resta ancora solida. Nel mese di dicembre, in India, le importazioni di greggio hanno raggiunto i massimi degli ultimi due anni, con l’allentamento delle misure di lockdown che hanno incrementato l’attività economica.

Sul fronte occidentale invece, l’ingresso al potere di Biden ha acceso i fari sul necessario ritorno in campo degli Usa agli Accordi Internazionali di Parigi, accordi a cui aveva voltato le spalle l’ex inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. La finalità dell’accordo è poter combattere il cambiamento climatico per mezzo di una serie di ordini esecutivi, volti a ripristinare la leadership statunitense nella lotta al riscaldamento globale.

Sul fronte dell’energia, infatti, Joe Biden ha promosso una serie di provvedimenti che non giocano a favore dei combustibili fossili e che potrebbero rendere ancora più difficile, sul lungo periodo, il ritorno egemonico dell’industria dello shale oil.

Per il governo Usa la produzione di petrolio a stelle e strisce non andrà oltre una media di 11,5 milioni di barili al giorno nei prossimi 12 mesi, nonostante il rally dei prezzi. E la politica gioca qui un ruolo solo laterale. Il mondo della finanza, concentrato sugli investimenti Esg, sta portando a una profonda trasformazione del settore Oil&Gas, caratterizzato da forte volatilità. Un esempio sono le grandi realtà di settore, come Eni, che ha migliorato la propria performance nel Ftse4Good Developed Index, l’indice che misura le performance delle aziende con forti inclinazioni ambientali, sociali e di governance (Esg). Nella revisione semestrale di dicembre, inoltre, Eni ha raggiunto il punteggio di 4,5 su 5, confermandosi tra le top 5 Esg del settore Oil & Gas.

Un altro successo collezionato dalla multinazionale nata nel 1953, dopo aver confermato il punteggio A- nei questionari Cdp Climate Change e Cdp Water Security, collocandosi ancora una volta nella fascia di leadership per quanto riguarda l’impegno e la trasparenza nella lotta al cambiamento climatico e nella sicurezza delle risorse idriche. Il punteggio ottenuto dalla società del cane a sei zampe, la colloca di diritto tra i top del settore Oil & Gas, collezionando un nuovo distacco rispetto alla media globale, attestata sull’intervallo valutativo C-D.

Un risultato importante per la futura transizione energetica.

Eni è uno dei tre sottostanti del prodotto studiato da UniCredit, Isin DE000HV4J3R0, di cui abbiamo già parlato nell’articolo del 29 dicembre e dell’11 gennaio, prodotto che ci sembra interessante riproporre alla luce degli attuali prezzi di mercato e della super cedola del 9,6% in arrivo tra meno di un mese.

Il prodotto a cui facciamo riferimento è il Cash Collect che scommette appunto su Eni, Saipem e Tenaris. Il certificate serve su un piatto d’argento all’investitore un Maxicedolone da 9,6 euro, previsto per il prossimo 18 febbraio, a condizione che i tre titoli non perdano oltre il 30% dai livelli iniziali (barriera al 70%).  Ai prezzi attuali dei sottostanti, l’investitore dovrebbe avere elevate possibilità di incassare il maxipremio. Oggi, inoltre, il prodotto quota sotto la parità a 91 euro, il che porta l’investimento ad essere ancora più soddisfacente.

Se il livello dei tre sottostanti si riportasse sopra al livello iniziale al 17 giugno, prima data di osservazione per il ritiro anticipato, il certificato verrebbe rimborsato a 100, con pagamento il 24 giugno, realizzando una performance del 21,5% circa in soli 5 mesi. Al rimborso di 100 euro per ogni certificato posseduto, l’investitore sommerebbe infatti la prima cedola trimestrale da 1 eu che insieme alla maxicedola di 9,6 eu porterebbe appunto un rendimento sul prezzo corrente (91 eu) del 21,5% in meno di un semestre.

Ricordiamo che da giugno e fino a scadenza il prodotto prevede cedole condizionate trimestrali dell’1% (4% p.a. al lordo delle imposte) con barriera sempre al 70%. Il prodotto avrà scadenza naturale a dicembre 2023.

Di seguito una tabella riassuntiva che mostra i livelli di riferimento per i tre titoli:

Come abbiamo anticipato nella prima parte del nostro articolo, il settore e questi mesi di pandemia si muovono nell’incertezza, motivo in più per considerare l’interessante combinazione di protezione e rendimento che offrono i certificati. Da un lato una maxicedola con rendimento elevato a breve termine, cui si somma il vantaggio dal punto di vista fiscale; dall’altro la protezione del capitale a ribasso, garantita dalla barriera fino a cali del 30%.

Ricordiamo che il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 7 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza – nemmeno generica – o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

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